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Dopo che Sorrentino ci aveva affascinati con La Grande Bellezza, con la magia che solo una persona che invecchia può esprimere in uno sguardo guardando un bimbo inseguito da una suora, in un giardino all’italiana, scherzando, facendoci sentire il tempo che passa, ecco che il nuovo film svacca completamente. Pur gestendo attori del calibro di […]

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Posted 31 luglio 2015 by

 
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Dopo che Sorrentino ci aveva affascinati con La Grande Bellezza, con la magia che solo una persona che invecchia può esprimere in uno sguardo guardando un bimbo inseguito da una suora, in un giardino all’italiana, scherzando, facendoci sentire il tempo che passa, ecco che il nuovo film svacca completamente.
Pur gestendo attori del calibro di Michael Kane, Rachel Weisz, Harvey Keitel, Jane Fonda ed altri, il film non vale granché. Nel cinema ci ha preso l’ansia di voler scappare fuori. Non siamo scappati presi da quel senso di autotortura che ti fa dire “lo vedo tutto adesso così non lo vedrò mai più e non mi verrà mai più il dubbio di come andava a finire”.
La storia è molto semplice: un vecchio maestro di musica, uno sceneggiatore sul viale del tramonto, un giovane attore diventato troppo famoso per via di una interpretazione comica che non riesce più a scrollarsi di dosso, vivono alcuni giorni di vacanza in uno splendido ritiro in montagna, frequentato da clienti famosi.
Il maestro di musica, come il giovane attore, era salito alla ribalta per via di “Una canzone semplice”, che aveva composto per la moglie. Tutti gli domandano sempre e soltanto quella musica e per tutto il film un improbabilissimo inviato della Regina di Inghilterra cerca di convincerlo a dirigere quell’opera davanti alla Regina stessa.
Durante il film i due vecchi, Fred e Mick, si interrogheranno sul passato, faranno lunghe camminate, parleranno sempre di quanta pipì hanno fatto.
Non possiamo dirvi altro perché in un film privo di una vera trama ogni cosa potrebbe essere considerata uno spoiler.
C’è qualche bella inquadratura, ma alla fine sembra di assistere al miserevole spettacolo di un regista che ha vinto un oscar e poi cerca di emulare se stesso diventando la propria caricatura, soffocando il proprio stile sotto la spessa coltre del più becero manierismo dello stesso.


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