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All Is Violent, All Is Bright – God Is An Astronaut

 
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(Revive Records – 2005) Attenzione: avviando il disco All Is Violent, All Is Bright una pioggia di ricordi, immagini e sensazioni vi travolgerà, catapultandovi in un universo parallelo dal quale sarà difficile fare ritorno. Sarà un processo automatico, che vi catturerà prima che possiate rendervene conto. Sin dalle prime note di Fragile, traccia che apre […]

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Posted 31 luglio 2015 by

 
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(Revive Records – 2005)
Attenzione: avviando il disco All Is Violent, All Is Bright una pioggia di ricordi, immagini e sensazioni vi travolgerà, catapultandovi in un universo parallelo dal quale sarà difficile fare ritorno. Sarà un processo automatico, che vi catturerà prima che possiate rendervene conto. Sin dalle prime note di Fragile, traccia che apre l’album, la mente comincerà a viaggiare nel tempo, che sia indietro o nel futuro, facendo scorrere infinite immagini che la vita frenetica teneva nascoste. Questo secondo album dei God Is An Astronaut sembra infatti voler regalare un momento di riflessione con se stessi, una pausa dai veloci ritmi quotidiani, e un più attento interesse ai sentimenti. Un percorso introspettivo guidato dalle soavi note della band irlandese che, per non vedere mai limitata la propria creatività, ha deciso di autoprodursi creando l’etichetta Revive Records. I brani, esclusivamente strumentali, procedono con un’iniziale quiete di note silenziose, quasi impercettibili, che si fanno sempre più forti, in un crescendo che conduce a un’esplosione finale, se vogliamo tipica del post-rock e qui meravigliosamente eseguita. Nella title track, come negli altri pezzi, si ha proprio l’impressione del tempo che scorre in un turbine di immagini e sensazioni in movimento. Una solitudine positiva è invece espressa nella successiva Forever Lost, perfetta per chi ama cullarsi nell’analisi delle emozioni più intime. Si assiste poi ad una sorta di alba, risveglio, schiarita con la breve e sognante Infinite Horizons che quasi introduce la traccia successiva Suicide By Star, una delle più note del gruppo. Anche in questo caso a caratterizzarla è un ritmo, che sul finale esplode impetuoso toccando le corde dell’anima. Il disco prosegue con una sentimentale Remembrance Day e si conclude con una più drammatica When Everything Dies che cerca di riportarci dolcemente sulla Terra, dopo aver nuotato in una dimensione onirica.
Quando il disco si ferma non si ha la sensazione di aver ascoltato dieci pezzi di un album, ma di essersi inconsciamente elevati per 47 minuti in uno spazio surreale nel quale si vuol fare al più presto ritorno.


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