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Disintegration – The Cure

 
Disintegration - The Cure
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(Fiction Records – 1989) Un disco capace di far piovere dentro, anche se fuori il sole splende. Una pioggia di malinconia, che accompagna il dolore, e forse lo lava via. Un ritorno al dark per i The Cure, reduci dal successo commerciale dovuto alla svolta pop con l’album Kiss Me Kiss Me Kiss Me. Una […]

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Posted 31 luglio 2015 by

 
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(Fiction Records – 1989)

Un disco capace di far piovere dentro, anche se fuori il sole splende. Una pioggia di malinconia, che accompagna il dolore, e forse lo lava via. Un ritorno al dark per i The Cure, reduci dal successo commerciale dovuto alla svolta pop con l’album Kiss Me Kiss Me Kiss Me. Una consacrazione mondiale che ha tuttavia influito negativamente sullo stato d’animo di Robert Smith, leader della band, schiacciato anche dal malessere legato al raggiungimento dei suoi trent’anni. Il cantante decide che è il momento di lavorare ad un album decisamente più maturo, e tornare alle atmosfere cupe che avevano caratterizzato i primi dischi della band. Il suo umore depresso si riflette nei testi di Disintegration, questa volta fortemente malinconici più che tristi e aggressivi, accompagnati da una voce quasi sussurrata, chitarre lente e tastiere sognanti. Spetta a Plainsong aprire l’album, con un andamento lento e un freddo clima che precede la nostalgica Pictures Of You ispirata, a detta di Smith, da una foto di sua moglie rinvenuta nel suo portafoglio tra i resti della sua casa a seguito di un incendio, e poi diventata copertina del singolo. Nel generale andamento desolato e oscuro dell’album, spiazza l’ottimismo espresso da Lovesong, scritta come regalo di nozze da Smith per la moglie Mary Poole. Per la prima volta il cantante non si nasconde dietro una maschera ed esprime le proprie emozioni in modo diretto, come mai aveva fatto prima, rompendo intenzionalmente la grigia inclinazione del disco. L’inquietudine torna con Lullaby, primo singolo estratto dall’album, in cui Robert mette in musica i suoi maggiori incubi, dalla paura dei ragni al quasi terrore delle ninna nanna cantategli dal padre durante l’infanzia, per finire divorato proprio da uno di questi mostri, un ragno gigante, nel finale del video della canzone. I sentimenti d’amore assumono nuovamente aspetti disperati e distruttivi in una bellissima Prayers For Rain, e si tramutano in una descrizione della disintegrazione interiore, propria della fine di un rapporto, nella title track. E’ invece il rammarico cantato in Untitled a chiudere l’album, in un susseguirsi di rimpianti che hanno influenzato l’andamento di una relazione non più recuperabile.
Il disco si conferma un successo, e supera anzi la fama ottenuta in precedenza, nonostante il nuovo sound che, pur richiamandosi al pop britannico, introduce elementi del rock psichedelico, catturando così le anime meste sparse nel mondo.


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