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(Epic Records – 1994) Una band, un album, un nuovo genere. Una partenza col botto quella dei Korn, che negli anni novanta con il primo loro album omonimo hanno dato origine ad un genere musicale che nessuno mai aveva sperimentato prima: il nu metal. E’ la combinazione di elementi hip hop, funk e industrial uniti […]

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Posted 9 luglio 2015 by

 
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(Epic Records – 1994)
Una band, un album, un nuovo genere. Una partenza col botto quella dei Korn, che negli anni novanta con il primo loro album omonimo hanno dato origine ad un genere musicale che nessuno mai aveva sperimentato prima: il nu metal.
E’ la combinazione di elementi hip hop, funk e industrial uniti a quelli del thrash e heavy metal a forgiare la nuova sonorità che ha portato la band statunitense al successo immediato. Un’innovazione che si è inserita bene nel contesto di crisi del metal a cui si era assistito in quegli anni, quando quasi tutti i colossi si avviavano verso il declino, e che si è imposto da subito come nuovo genere in voga che ha poi anche ispirato molti gruppi musicali. Singolare anche la scelta di utilizzare la cornamusa, poi portata in tutti i live, per pezzi come Shoots and Ladders.
Le dodice tracce che compongono l’album contengono testi autobiografici, nei quali Jonathan Davis, voce della band, esprime con rabbia il malessere interiore che vive quotidianamente, dovuto principalmente alle difficoltà incontrate durante la sua infanzia. La mancanza di punti di riferimento all’interno della famiglia, e soprattutto gli abusi subìti da un vicino di casa, hanno segnato la prima delicata fase di vita del cantante, che per gli stessi motivi ha vissuto un’adolescenza problematica e poi una vita adulta tormentata. Una rabbia che si trasforma in disperazione nell’ultimo pezzo contenuto nell’album, Daddy, in cui Davis racconta il trauma legato alla violenza di cui è stato vittima, per poi scoppiare in un pianto drammatico, e assolutamente non calcolato, che accompagna il brano fino all’ultima nota. Un dolore che ha sopraffatto Davis durante la registrazione dell’album, e che lo travolge ogni volta che si trova a parlare del suo trauma, tanto da decidere di non eseguire mai Daddy dal vivo, che è poi rimasto inciso sul disco.
Un immersione di 65 min circa, in un oceano di astio e collera che continua a travolgere gli ascoltatori anche dopo vent’anni.


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