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Strange Days – The Doors

 
Strange Days - The Doors
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(Elektra Records – 1967) Poesia visionaria quella di Strange Days, che conferma il successo dei cinque ragazzi californiani che avevano ammaliato le folle con l’album precedente, ed in particolare con il singolo Light My Fire, pubblicato nello stesso anno. Nel panorama hippy dell’epoca, si fanno spazio i rivoluzionari The Doors, la cui fortuna e merito […]

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Posted 31 luglio 2015 by

 
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(Elektra Records – 1967)
Poesia visionaria quella di Strange Days, che conferma il successo dei cinque ragazzi californiani che avevano ammaliato le folle con l’album precedente, ed in particolare con il singolo Light My Fire, pubblicato nello stesso anno.
Nel panorama hippy dell’epoca, si fanno spazio i rivoluzionari The Doors, la cui fortuna e merito sta nel decadentismo dei testi unito ad un rock psichedelico con elementi di blues e jazz. Sonorità innovative in cui spicca indubbiamente l’originale organo di Manzarek che crea, insieme ai talentuosi Krieger e Densmore, rispettivamente chitarrista e batterista del gruppo, e la suadente voce di Jim Morrison, un effetto ipnotico. Sensazione che già ben si avverte nella title track che apre l’album, e che parla dell’alienazione dell’individuo che prende le distanze da una società nella quale non si riconosce, e dalla quale si isola. Una solitudine narrato da una placida voce e parte strumentale che smorzano i toni del pezzo e gli conferiscono un aspetto quieto e posato. Estratta come singolo, Love Me Two Times racconta, a detta della band, l’ultimo giorno trascorso da un soldato con la sua fidanzata prima di partire per la guerra in Vietnam, ed è poi diventato uno dei pezzi più noti del gruppo per la sua trascinante melodia. Importante e decisiva per le sorti del gruppo, è stata Moonlight Drive, la prima canzone composta da Jim Morrison, che ha portato alla nascita dei The Doors. Durante un normale incontro, Morrison mostrò a Manzarek ciò che aveva scritto, e quest’ultimo, riconoscendone il potenziale, decise che era il caso di metterlo in musica e fondare un gruppo. Il pezzo, che è stato poi inserito in questo secondo album, si presenta carico di significato e si apre a diverse interpretazioni, sebbene si possa affermare che parli superficialmente di un appuntamento alla luce lunare. Segue la rinomata People Are Strange, che cattura subito per la sua armonia orecchiabile, ma che anche in questo caso presenta una profondità di testo quasi alleggerita dall’accompagnamento strumentale, e torna sui temi dell’emarginazione inseriti in un contesto metropolitano. Con i suoi quasi undici minuti di durata, When The Music’Over chiude uno degli album che sarebbero rimasti nella storia per le poesie visionarie e il surrealismo che in maniera unica e irripetibile i The Doors sono riusciti a donare attraverso la propria musica. Loro che seguendo il consiglio di William Blake, le porte della percezione le hanno davvero spalancate permettendoci di sbirciare l’infinito.


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